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Oltre la resilienza: la salute mentale si costruisce nei contesti | Greta Mazzetti

Testimonianza di Greta Mazzetti
per Fondazioni settembre 2026

Greta Mazzetti è docente di psicologia presso il Dipartimento di Scienze dell’Educazione all’Università di Bologna

Quanto possiamo chiedere alle persone di essere resilienti se non ci interroghiamo sulla qualità degli ambienti in cui vivono? Oggi ansia, solitudine, stress e burnout vengono riconosciuti e nominati. Resta però il rischio di leggere questi fenomeni come difficoltà individuali, affidando alla singola persona il compito di adattarsi, gestire le proprie emozioni e chiedere aiuto, all’interno di una società che, in ambiti diversi, rivolge richieste sempre più complesse. Scuole, università, luoghi di lavoro e comunità giocano quindi un ruolo essenziale: possono sostenere il benessere oppure logorarlo. Nell’ambito della psicologia del lavoro, uno dei riferimenti più utilizzati per comprendere il benessere delle persone è il modello Domande-Risorse. Le domande comprendono gli aspetti del lavoro che richiedono uno sforzo prolungato, come carichi elevati, pressione temporale o richieste emotive. Le risorse sono invece le condizioni che aiutano ad affrontarli, tra cui l’autonomia, il sostegno dei colleghi, la chiarezza del ruolo e il riconoscimento. Le richieste non sono necessariamente negative: diventano fonte di stress quando sono intense e persistenti. Promuovere il benessere non equivale a rimuovere ogni difficoltà, quanto piuttosto a predisporre condizioni per affrontarle. Significa poter dare voce a un problema senza che questo venga interpretato come segno di fragilità, contando su relazioni affidabili, ascolto, equità e partecipazione. È su queste esperienze quotidiane che si fonda il senso di appartenenza. Questa prospettiva è particolarmente rilevante per le giovani generazioni. Il loro benessere psicologico dipende non soltanto dalle risorse individuali, ma anche dall’incertezza sul futuro, dalla pressione verso la prestazione, dalla frammentazione dei percorsi formativi e lavorativi e dalla qualità delle relazioni. La distinzione tra i livelli di prevenzione chiarisce le diverse responsabilità in gioco: gli interventi secondari e terziari aiutano a riconoscere, gestire o superare il malessere; la prevenzione primaria agisce sulle condizioni organizzative e ambientali che possono generarlo; quella primordiale interviene ancora più a monte, sulle condizioni strutturali e culturali dalle quali originano i fattori di rischio.

“Le aspirazioni non sono distribuite equamente: chi vive nella scarsità ha meno occasioni di immaginare il futuro. Il talento è diffuso, le opportunità no: solo chi torna a desiderare il futuro può cambiarlo”

Sportelli psicologici e percorsi di sostegno restano dunque necessari, ma devono essere affiancati da interventi sui sovraccarichi, sulle dinamiche di esclusione, sulla qualità delle relazioni, sui processi decisionali, sulla continuità dei percorsi e sull’accessibilità delle risorse. Questi interventi risultano più efficaci quando le persone che vivono quotidianamente tali contesti partecipano alla loro progettazione. Il coinvolgimento diretto consente infatti di identificare bisogni e criticità che una progettazione esclusivamente verticistica rischierebbe di non cogliere. Il modello IGLO traduce questa prospettiva in un impianto operativo articolato su quattro livelli: individuo, gruppo, leadership e organizzazione (Nielsen et al., 2018). A questi livelli può aggiungersi quello sovraordinato, costituito dai servizi, dalle istituzioni e dalle reti presenti sul territorio. Fondazioni e Terzo settore possono assumere una funzione decisiva proprio a questo livello: favorire il coordinamento tra servizi, scuole, università, luoghi di lavoro e comunità; sostenere progetti che abbiano continuità nel tempo; promuovere la valutazione degli interventi e facilitare l’accesso alle risorse da parte delle persone esposte a condizioni di fragilità. Il loro contributo può quindi andare oltre il finanziamento di risposte emergenziali, sostenendo la costruzione di sistemi territoriali di prevenzione.

Dalla rivista Fondazioni settembre 2026