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Uno spazio per ritrovarsi | Davide Leonardo

Testimonianza di Davide Leonardo
per Fondazioni settembre 2026

Davide Leonardo è il coordinatore del servizio di salute mentale di DonK Humanitarian Medicine ODV, un’associazione di volontariato socio-sanitaria attiva in Friuli-Venezia Giulia, che offre assistenza sanitaria gratuita a tutte le persone, straniere e italiane, cui non è garantito l’accesso alle cure mediche

Quando si parla di migrazioni verso l’Italia, la rotta balcanica è meno al centro dell’attenzione rispetto a quella del Mediterraneo. Eppure è una rotta molto complessa, attraversata da persone con storie e percorsi diversissimi. Per molte, Trieste è il punto di arrivo, per altre soltanto una tappa verso altri Paesi europei. Sono viaggi lunghi, spesso segnati da violenze e sfruttamento. Alcuni ragazzi raccontano di essersi sentiti trattati come animali, quasi fossero una merce che passa da una persona all’altra. Ma il viaggio non è l’unica fonte di sofferenza: una volta raggiunto un luogo più sicuro cominciano l’attesa, l’incertezza sulla richiesta di protezione e le domande sul futuro, sul lavoro, sulle relazioni, sulla possibilità di costruirsi una vita.

DonK Humanitarian Medicine è un’organizzazione di volontariato che lavora in questo contesto, offrendo alle persone migranti e indigenti diverse tipologie di assistenza sanitaria, tra cui uno sportello di orientamento sociosanitario, ambulatori di medicina generale e un ambulatorio odontoiatrico. Dentro questo lavoro ha scelto di dare spazio anche alla salute mentale. Il servizio, nato per i minori stranieri non accompagnati, oggi segue anche richiedenti asilo e persone dentro o fuori dal sistema di accoglienza. L’équipe comprende psicologi, psicoterapeuti e psichiatri e il servizio è gratuito. La richiesta di un percorso psicologico non parte mai direttamente dalla persona: sono gli operatori delle comunità e dei servizi territoriali a riconoscere una possibile vulnerabilità e a proporre questa opportunità. Se la persona accetta, l’organizzazione viene contattata. Il primo lavoro è quindi fare in modo che, quella proposta, diventi una scelta personale.

“Questo lavoro mi obbliga continuamente a chiedermi cosa sia davvero uno psicologo. Una delle risposte che mi sono dato è che il massimo esperto, in quella stanza, non sono io: è la persona che ho davanti”

Spesso lo staff si trova a dover spiegare che cosa sia uno psicologo e a chiarire un punto: l’organizzazione non lavora per lo Stato o per la polizia, ma per aiutare la persona che chiede supporto. Anche per questo, all’interno dell’équipe, è importante la presenza di mediatori culturali, che non sono semplicemente traduttori, ma un ponte tra due culture. Il punto più importante è che non si può dare per scontato che una persona sia traumatizzata solo perché ha attraversato la rotta balcanica. Un’aggressione, una detenzione, una violenza sono eventi potenzialmente traumatici, ma ciò che conta è il modo in cui quell’esperienza incontra la storia di ciascuno. L’approccio clinico è sempre “uno per uno”. Non è importante ricostruire l’elenco dei Paesi attraversati, ma capire che cosa è rimasto di quel viaggio, che cosa ritorna nella memoria, che cosa interroga la persona oggi. E spesso è proprio quando il viaggio finisce, che alcune esperienze riescono a emergere: durante il percorso si cerca di sopravvivere, poi possono affiorare vissuti, paure e sintomi che prima non avevano avuto spazio. Da quando lavoro in questo contesto, mi sono trovato più volte a chiedermi effettivamente che lavoro faccia lo psicologo. Una delle risposte che mi sono dato è che il massimo esperto, in quella stanza, non sono io: è la persona che ho davanti. Il nostro compito non è arrivare con una spiegazione già pronta, ma aiutarla a interrogarsi su di sé, a capire che cosa la mette in difficoltà e che cosa desidera. Per questo considero importante che DonK possa offrire questo servizio gratuitamente. La salute mentale non può essere considerata un bene di lusso, un prodotto per pochi, qualcosa di cui occuparsi in ultima istanza. Considerarla un diritto significa riconoscere a tutti e tutte la possibilità di avere uno spazio per sé, per dare parola a ciò che si vive e a ciò che si desidera.

Dalla rivista Fondazioni settembre 2026