Testimonianza di Domenico Pantaleo
per Fondazioni marzo 2026
Domenico Pantaleo è presidente nazionale di Auser, la rete di associazioni di volontariato e di promozione sociale impegnate nel favorire l’invecchiamento attivo degli anziani e valorizzare il loro ruolo nella società; Auser conta circa 1.800 sedi, 30mila volontari e quasi 300mila soci
L’invecchiamento della popolazione non è soltanto una questione demografica: riguarda i diritti e la qualità della vita delle persone anziane. Ma parlare genericamente di “anziani” è sempre più riduttivo. Le condizioni con cui si invecchia sono molto diverse e dipendono da tanti fattori: la salute, il reddito, il contesto territoriale, la rete familiare e sociale. Non è la stessa cosa vivere in un territorio con servizi sanitari e sociali funzionanti oppure in aree dove quei servizi sono deboli o assenti, avere una pensione adeguata oppure insufficiente, poter contare su relazioni e sostegni oppure trovarsi soli. Per questo i bisogni delle persone anziane sono molto differenti e richiedono risposte articolate.
Il sistema di welfare fatica oggi a rispondere a questa trasformazione. I cambiamenti demografici e l’aumento delle domande di cura richiederebbero un rafforzamento delle politiche pubbliche, mentre negli ultimi anni il perimetro dell’intervento pubblico si è progressivamente ridotto. Le conseguenze sono evidenti: le liste di attesa si allungano, la prevenzione si indebolisce e le disuguaglianze territoriali aumentano. Alla fine chi ha risorse economiche riesce a curarsi, mentre chi non le ha rinuncia o rimanda.
Per questo è necessario ripensare il welfare rendendolo più generativo e di prossimità. Significa portare i servizi vicino ai bisogni concreti delle persone e delle comunità, rafforzare la medicina territoriale e l’assistenza domiciliare e consentire alle persone di invecchiare a casa propria evitando un’istituzionalizzazione automatica nelle RSA. Anche queste strutture vanno ripensate: non come luoghi di parcheggio o ultima tappa della vita, ma come spazi accoglienti, con assistenza adeguata e attività sociali e culturali che favoriscano relazioni e qualità della vita.
“È necessario ripensare il welfare rendendolo più generativo e di prossimità: significa portare i servizi vicino ai bisogni concreti delle persone e delle comunità, rafforzare la medicina territoriale e l’assistenza domiciliare e consentire alle persone di invecchiare a casa propria”
In questo quadro il Terzo settore svolge un ruolo importante, ma non può sostituirsi all’intervento pubblico. Coprogrammazione e coprogettazione sono strumenti fondamentali per sviluppare una collaborazione tra istituzioni e organizzazioni sociali senza trasformare il volontariato in un ammortizzatore delle carenze del welfare.
Una priorità riguarda il contrasto alla solitudine. Favorire relazioni sociali e partecipazione significa migliorare la qualità della vita delle persone e rafforzare la coesione delle comunità. Alle attività di aiuto solidale si affiancano iniziative culturali e formative, università popolari, circoli culturali e corsi di alfabetizzazione digitale che favoriscono anche il dialogo tra generazioni.
Anche la casa è diventata una questione centrale. La crescita degli affitti brevi sta svuotando i centri storici e spingendo molti anziani verso le periferie, interrompendo legami costruiti nel tempo. Esperienze di coabitazione e cohousing possono offrire risposte nuove, rafforzando il welfare di comunità e le relazioni tra giovani e anziani. Un altro pilastro del sistema di cura è rappresentato dai caregiver familiari, milioni di persone – in gran parte donne – che svolgono un ruolo fondamentale spesso con tutele insufficienti. Senza servizi territoriali più forti e senza sostegno adeguato, questo modello rischia di diventare sempre più fragile.
Anche il Terzo settore deve affrontare la sfida del ricambio generazionale. Molti volontari sono anziani e diventa più difficile garantire continuità nelle attività. Allo stesso tempo sempre più giovani si avvicinano al volontariato con sensibilità e ambiti di impegno diversi. La sfida è valorizzare entrambe queste energie, perché giovani e anziani insieme possono contribuire a costruire comunità più coese e inclusive e a migliorare la qualità della vita nei territori.
Dalla rivista Fondazioni gennaio – marzo 2026




