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La sostenibilità non arretra

Intervista a Francesco Bicciato, direttore generale del Forum per la Finanza Sostenibile

«La sostenibilità deve essere economica, sociale e ambientale. Se manca uno di questi tre elementi, non abbiamo un investimento sostenibile». Francesco Bicciato, direttore generale del Forum per la Finanza Sostenibile, sgretola alcuni pregiudizi che ancora circondano la finanza sostenibile: è in grado di generare rendimenti ed è legata all’economia reale, ma non è finanza speculativa. È un’opportunità di investimento che guarda al medio-lungo termine, offre rendimenti competitivi e può contribuire a migliorare le condizioni di vita delle persone e del pianeta. In questa intervista, con Bicciato abbiamo ragionato sull’evoluzione della finanza sostenibile, sul suo radicamento tra gli investitori istituzionali in Italia e sui possibili sviluppi futuri.

Il Forum per la Finanza Sostenibile compie 25 anni. Come è nato?

Il Forum è nato nel 2001, quando di finanza sostenibile non parlava nessuno, grazie all’intuizione di soggetti che venivano sia dall’economia sociale sia dal mondo finanziario. Questo per noi è ancora oggi un elemento centrale: il Forum è un’organizzazione multi-stakeholder. Più o meno il 70% della base associativa è rappresentato da operatori finanziari – asset manager, banche, fondi pensione, casse di previdenza, compagnie di assicurazione, fondazioni di origine bancaria, società di consulenza – e circa il 30% dalla società civile. L’aspetto interessante è che questi soggetti normalmente non parlano tra loro. Il fatto di avere, per esempio, soggetti di natura completamente diversa che si confrontano sulle politiche ambientali di sostenibilità è estremamente importante.

Come definisce la finanza sostenibile?

La finanza sostenibile è un modo di fare finanza diverso, che dispiega i suoi effetti nel medio-lungo termine. Non è una finanza speculativa, quella che in gergo si chiama short-termism: è una finanza legata all’economia reale e integra i criteri ESG – ambientali, sociali e di buona governance – all’interno dell’analisi economico-finanziaria e della gestione dei rischi. Nella finanza sostenibile, infatti, i criteri ambientali e sociali valgono esattamente come i criteri economico-finanziari. La sostenibilità ha a che vedere con la sostenibilità economica, sociale e ambientale. Se manca uno di questi elementi, non abbiamo un investimento pienamente sostenibile. Un esempio banale: se ho un buon conto economico e produco pannelli solari, ma utilizzo manodopera minorile, non sono sostenibile perché la variabile sociale non è rispettata. Ugualmente, se ho ottimi indicatori sociali e ambientali ma ho un bilancio perennemente in perdita, non sono sostenibile.

“La finanza sostenibile è un modo di fare finanza diverso, che dispiega i suoi effetti nel medio-lungo termine; non è una finanza speculativa, ma è legata all’economia reale e integra i criteri ESG all’interno dell’analisi economico-finanziaria e della gestione dei rischi”

La finanza sostenibile è filantropia?

La filantropia è fondamentale, ma segue regole e prassi differenti rispetto alla finanza. Le fondazioni di origine bancaria sono l’esempio di come sia possibile anche coniugare filantropia e finanza sostenibile, creando sinergie molto positive. Si è visto che includendo i criteri ESG migliorano non solo l’impatto sociale e ambientale, ma anche i rendimenti economico-finanziari, spesso in linea, se non in alcuni momenti superiori, a quelli della finanza tradizionale, soprattutto nel medio-lungo termine. Ci sono stati attacchi agli ESG, il tentativo di dire che la finanza sostenibile allontanava dall’obiettivo prioritario della massimizzazione del profitto. Noi abbiamo smontato questi attacchi dal punto di vista scientifico, non ideologico. Il paradigma che abbiamo cercato di confutare è proprio questo: che la finanza vera sia un’altra cosa. Possiamo continuare ad avere rendimenti molto soddisfacenti e, allo stesso tempo, salvaguardare l’ambiente e cercare di costruire una società più equa e inclusiva.

Esiste una finanza “insostenibile”?

A tendere tutta la finanza dovrebbe diventare sostenibile e non dovrebbe essere più necessario fare distinzioni. Siamo, tuttavia, abbastanza realisti da capire che il processo di cambiamento del mondo finanziario è molto lungo. Ci sono forme finanziarie che non considerano gli aspetti ESG, e questo è legittimo. Noi cerchiamo di far capire che nel medio-lungo termine conviene a tutti applicare i principi della finanza sostenibile, sia in termini di creazione del valore, sia di gestione dei rischi. Non cambieremo completamente il sistema finanziario, ma cerchiamo sicuramente di spostare volumi di capitali sempre più grandi verso i criteri ESG. È un work in progress continuo.

Si parla di rallentamento degli ESG. È davvero un’inversione di tendenza?

La fotografia di oggi è quella di un contesto eccezionale: variabili geopolitiche pesantissime, crisi energetica, tensioni sociali. In questo contesto di policrisi anche la finanza sostenibile ha avuto delle flessioni, ma non delle cadute. Sono rallentamenti. Se ragioniamo nel medio-lungo termine, quasi tutti gli analisti sono concordi sul fatto che questa è la soluzione e che non si tornerà indietro rispetto ai principi dello sviluppo sostenibile. Ogni anno portiamo avanti tre ricerche: una sugli investitori previdenziali, quindi fondi pensione e casse di previdenza; una sulle fondazioni di origine bancaria; una sulle compagnie di assicurazione. Da queste indagini emerge come continuino a crescere i soggetti che si orientano verso investimenti sostenibili, così come cresce il valore di questi investimenti e la quota di patrimonio investita secondo i criteri ESG all’interno di ogni singola organizzazione. Secondo le nostre analisi e i dati di cui disponiamo, il backlash non esiste. Esistono rallentamenti, ma nessun backlash. Gli investitori istituzionali, nonostante tutto, continuano ad andare avanti sulla strada della sostenibilità.

“In un contesto di policrisi anche la finanza sostenibile ha avuto delle flessioni, ma non delle cadute: se ragioniamo nel medio-lungo termine, quasi tutti gli analisti sono concordi sul fatto che non si tornerà indietro rispetto ai principi dello sviluppo sostenibile”

Perché gli investitori istituzionali non hanno cambiato idea?

Perché per definizione hanno un orizzonte di medio-lungo termine. Le fonti fossili per loro natura sono esauribili e quindi anche dal punto di vista finanziario nel lungo periodo non sono un investimento sostenibile nemmeno economicamente. Le armi sono legate a una situazione che tutti speriamo finisca in fretta, al di là della finanza sostenibile, perché è una questione di sopravvivenza dell’umanità. Le opportunità di investimento per gli investitori sostenibili sono molte e riguardano diverse aree molto interessanti, come la mobilità elettrica, l’agricoltura biologica, l’economia circolare, le rinnovabili, l’immobiliare sostenibile, il social housing, le infrastrutture sociali. Oggi la green economy vale 5mila miliardi di dollari e le proiezioni del World Economic Forum stimano che nel 2030 arriverà a 7mila miliardi. Stiamo parlando di investimenti di enorme portata. In questo momento il tema centrale è quello dell’energia, a cui abbiamo dedicato anche una campagna di comunicazione su LinkedIn, dal titolo “Finanziamo le rinnovabili: è ora!”. Dovremmo dotarci di un piano industriale sulle rinnovabili. Nel nostro Paese purtroppo non lo stiamo facendo al ritmo e nella misura necessari.

Oggi si discute sull’idea di far rientrare il settore della difesa nella finanza sostenibile. Qual è la sua posizione?

Gli armamenti possono essere legali – se non parliamo di armi non convenzionali – ma a nostro avviso non sono sostenibili. Se li considerassimo sostenibili dovremmo mettere in discussione i criteri stessi della sostenibilità, cioè l’impatto sociale e ambientale positivo degli investimenti.

“Uno dei temi su cui ci stiamo interrogando molto è l’intelligenza artificiale, che sta attirando molti investimenti: è una tecnologia con molti aspetti positivi, ma deve essere governata per i suoi impatti sociali e ambientali”

Quali sono oggi i principali fronti aperti per la finanza sostenibile?

Uno dei temi su cui ci stiamo interrogando è l’intelligenza artificiale, che sta attirando molti investimenti. È una tecnologia con molti aspetti positivi, ma deve essere governata per i suoi impatti sociali e ambientali. Non tutta l’intelligenza artificiale è sostenibile. Inoltre esiste un tema di governance a livello globale. Servirebbe una maggiore presenza degli attori pubblici, per governare lo sviluppo dell’IA, garantire un accesso democratico a queste tecnologie e vigilare sugli impatti negativi a livello ambientale, sociale e di governance. Il Forum ha dedicato al rapporto tra IA e finanza sostenibile il gruppo di lavoro di quest’anno riservato agli associati: il lavoro avrà come risultato un paper, che sarà presentato a novembre 2026 nell’ambito della prossima edizione delle Settimane dell’investimento sostenibile e responsabile.

Le foto di questo numero sono tratte dalla mostra “Oltre le nuvole. Beyond the Clouds”, organizzata da XNL Piacenza, centro per l’arte contemporanea, il teatro e la musica della Fondazione di Piacenza e Vigevano. Attraverso le opere di alcuni artisti contemporanei, la mostra esplora le nuvole come simbolo di libertà, cambiamento, immaginazione e relazione con il paesaggio.

Dalla rivista Fondazioni giugno 2026