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Un’ondata di colore e opportunità per i giovani di periferia | Ugo Bressanello

Testimonianza di Ugo Bressanello, presidente Fondazione Domus de Luna
per Fondazioni dicembre 2020

 

Trasformare un ex mercato abbandonato può cambiare le sorti di una periferia? A risponderci Ugo Bressanello, presidente della Fondazione Domus de Luna che, dal 2005, dà vita a luoghi che accolgono e offrono opportunità a bambini, giovani e famiglie in condizioni di estremo disagio. Uno di questi si chiama Exmè e si trova a Pirri, quartiere periferico di Cagliari. Un mercato apparentemente abbandonato dove, per dodici anni, invece di vendere frutta, verdura e pesce, è stato centro di spaccio e di consumo di droga, oltre che di combattimenti clandestini tra cani o persone. Un luogo che rispecchia anche le difficili condizioni in cui versano tante delle famiglie del quartiere che, prive di alternative, vivono spesso di spaccio per portare a casa “la mesata”.

Con il sostegno di Fondazione con il Sud e Fondazione di Sardegna, «ora, al posto delle migliaia e migliaia di bottigliette per fumare il crack che ricoprivano il pavimento, ci sono muri colorati, bambini che giocano, giovani che fanno musica, arte e sport». Anche in questo periodo di pandemia, Exmè non ha lasciato indietro nessuno, distribuendo cibo, vestiti, tablet per i ragazzi privi di connessione e dispositivi tecnologici, e ha attivato un gruppo di educatori pronti ad aiutarli.

Un’incredibile trasformazione che la Fondazione ha deciso di racchiudere nel nome del centro, Exmé, ex mercato, forse per non dimenticare da dove l’avventura è partita. Un cambiamento talmente radicale che la sua eco non si è fermata tra le mura di Exmé, ma ha toccato e coinvolto prima le strade contigue, poi il vicinato, il quartiere, l’intera città e non solo: «in questa periferia, finalmente si è creato un ponte verso il resto della città, ma anche verso il resto del mondo». Nell’ex mercato, infatti, l’inclusione sociale non solo si fa, ma si approfondisce, confrontandosi anche con le esperienze e le realtà oltre confine. Al suo interno vengono organizzati eventi di formazione e convegni internazionali che affrontano diverse tematiche, dal ruolo delle imprese sociali ai problemi delle famiglie legati a dipendenze, maltrattamento e abuso sui minori, fino ai processi di rinascita dei territori.

Un’ondata che si è propagata a partire da un piccolo centro di periferia e che ha dato colore a un quartiere che sembrava ormai destinato a una “normalità” radicata. E lo ha colorato veramente! Tanti sono stati i writers che Exmé ha attratto per dipingere le pareti di questa periferia, facendone un polo dell’arte di strada, «che pensiamo sia un’arte nobile e uno strumento contro il grigio, uno strumento di inclusione e di uguaglianza, attraverso il bello che, forse, è anche il giusto». Ecco allora che, oltre all’ex mercato, anche i palazzi accanto si sono accesi, la scuola di fronte, gli altri quartieri e le associazioni amiche che hanno trovato in Exmé un punto di incontro per spalleggiarsi nei percorsi di sostegno ai più fragili, troppo spesso tappezzati di ostacoli. «È stato molto difficile trovarsi contro una burocrazia miope, che replica modelli vecchi ed è incapace di leggere l’innovazione. L’anima di questi interventi è il bene pubblico e vedere che proprio il pubblico è nemico di sé stesso, fa riflettere».

Tante, però, sono anche le soddisfazioni che rilasciano l’energia necessaria per superare gli intralci e le difficoltà che si incontrano. Come tanti sono i ragazzi che sarebbero rimasti in strada e che, invece, oggi studiano, lavorano, sicuri che in Exmè c’è sempre qualcuno disposto ad aiutarli. Gli stessi ragazzi che «più di dieci anni fa, non vedevano un futuro se non quello dei loro padri, o dei loro fratelli maggiori, fatto di droga, di violenza, di antistato, di periferia. Oggi, invece, molti di loro, perché non vale ancora per tutti, hanno un’alternativa, hanno la possibilità di scegliere, sanno che, se veramente lo vogliono, possono vivere diversamente».

Anche in questo caso, ci confida Ugo Bressanello, aiutare i giovani adulti a trovare un’occupazione è un’operazione che, spesso, si traduce in un miraggio, «perché in una terra che ha il record nazionale di NEET, dove il tasso di disoccupazione delle fasce più giovani è altissimo, quando devi garantire un futuro a ragazzi che non hanno neanche un livello scolastico elementare adeguato a molte professioni, e non hanno famiglie alle spalle, diventa quasi una mission impossible». Questo, però, non è bastato a scoraggiare la squadra di Exmè: se il lavoro non si trova, il lavoro si crea. Hanno così dato vita anche alla cooperativa “Buoni e Cattivi”, che porta avanti due ristoranti, un bar, e degli appartamenti in affitto, dando lavoro a una cinquantina di persone.

Sono percorsi lunghi, continua il presidente di Domus de Luna, perché vanno a lavorare sulle abitudini, la mentalità e le prospettive di vita di interi quartieri. Per questo, c’è bisogno di interventi innovativi e di lungo periodo a cui, spesso, le istituzioni non credono o non vogliono dare credito: «Se non ci fosse stata la Fondazione di Sardegna, che qui sul territorio è di riferimento, e l’iniziativa che le Fondazioni insieme hanno avviato con l’impresa sociale Con i Bambini, tutto questo non sarebbe stato possibile, qui, come in altri territori».

Progetti che per Ugo Bressanello sono modelli assolutamente replicabili, anzi, sono modelli che si dovrebbero mettere in campo in tutte le periferie d’Italia perché i risultati ci sono: «è proprio in quei ragazzi che vedono un futuro diverso, che lo sperimentano, che possono oggi raccontare come era prima e come è oggi e, soprattutto, come vedono il domani, è lì che c’è la soddisfazione più grande. È in queste storie, che sono storie di vita normale, di abbraccio, di condivisione, di un quotidiano non  straordinario, che si vedono germogliare quei semi che dieci anni fa abbiamo iniziato a gettare. Ecco – conclude – per tanti anni abbiamo solo seminato, anche oggi continuiamo a seminare, forse anche più di ieri, ma cominciamo anche a vedere quello che è cresciuto, finalmente cominciamo a vedere i fiori».

Dalla rivista Fondazioni novembre-dicembre 2020