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I Nabis, Gauguin e la pittura italiana d’avanguardia

«La Bretagna di fine Ottocento costituisce un vero crogiolo di esperienze estetiche per un consistente numero di artisti provenienti da varie parti d’Europa e dall’America – racconta Giandomenico Romanelli, curatore della mostra dal titolo “I Nabis, Gauguin e la pittura italiana d’avanguardia” organizzata a Palazzo Roverella di Rovigo dalla Fondazione Cariparo fino al 14 gennaio –. La bellezza aspra e incontaminata del luogo, i costumi e l’attività degli abitanti, pescatori e contadini, le loro credenze religiose e i loro riti paiono soggetti stimolanti e affascinanti per artisti alla ricerca di esperienze nuove, diverse e genuine rispetto al clima e alle mode del mondo parigino». Alla loro ricerca sottendevano tensioni intellettuali. Molti cercavano la semplicità, nella vita così come nell’arte. Una semplicità fortemente creativa, decantata dai fumi tardo-impressionisti, tesa all’essenziale. Profeti (Nabis, in antico ebraico) di un nuovo che attingeva al primigenio e all’essenza che, pur in una visione assolutamente soggettiva della realtà e della natura, cercavano di coglierne i significati simbolici nascosti. Crearono, così, un linguaggio pittorico nuovo, frutto di una semplificazione fino all’essenziale (donde la definizione di Sintetisti per un gruppo di loro). Rifiuto del naturalismo e della verosimiglianza, colori elementari e compatti dentro campiture delimitate da linee scure (cloisonnisme), rinuncia ai dettagli e semplificazione massima delle forme ne sono le caratteristiche principali. Il linguaggio espressivo e antinaturalistico del gruppo entrò anche in contatto con le poetiche del primitivismo e dell’esotismo assai in voga nell’Europa di fine Ottocento e confluì in varie correnti artistiche, influenzandone nascita e caratteri. Fu una stagione straordinaria, che segnò davvero la nascita dell’arte moderna: dall’esperienza dei Fauves via via fino all’Art Nouveau, l’Espressionismo e l’Astrazione.

«La Bretagna di fine Ottocento costituisce un vero crogiolo di esperienze estetiche per un consistente numero di artisti provenienti da varie parti d’Europa e dall’America – racconta Giandomenico Romanelli, curatore della mostra dal titolo “I Nabis, Gauguin e la pittura italiana d’avanguardia” organizzata a Palazzo Roverella di Rovigo dalla Fondazione Cariparo fino al 14 gennaio –. La bellezza aspra e incontaminata del luogo, i costumi e l’attività degli abitanti, pescatori e contadini, le loro credenze religiose e i loro riti paiono soggetti stimolanti e affascinanti per artisti alla ricerca di esperienze nuove, diverse e genuine rispetto al clima e alle mode del mondo parigino». Alla loro ricerca sottendevano tensioni intellettuali. Molti cercavano la semplicità, nella vita così come nell’arte. Una semplicità fortemente creativa, decantata dai fumi tardo-impressionisti, tesa all’essenziale. Profeti (Nabis, in antico ebraico) di un nuovo che attingeva al primigenio e all’essenza che, pur in una visione assolutamente soggettiva della realtà e della natura, cercavano di coglierne i significati simbolici nascosti. Crearono, così, un linguaggio pittorico nuovo, frutto di una semplificazione fino all’essenziale (donde la definizione di Sintetisti per un gruppo di loro). Rifiuto del naturalismo e della verosimiglianza, colori elementari e compatti dentro campiture delimitate da linee scure (cloisonnisme), rinuncia ai dettagli e semplificazione massima delle forme ne sono le caratteristiche principali. Il linguaggio espressivo e antinaturalistico del gruppo entrò anche in contatto con le poetiche del primitivismo e dell’esotismo assai in voga nell’Europa di fine Ottocento e confluì in varie correnti artistiche, influenzandone nascita e caratteri. Fu una stagione straordinaria, che segnò davvero la nascita dell’arte moderna: dall’esperienza dei Fauves via via fino all’Art Nouveau, l’Espressionismo e l’Astrazione. Protagonisti di questo rinnovamento artistico, che ha la sua nascita tra l’estate e l’autunno del 1888, sono il giovanissimo Emile Bernard e il già maturo Paul Gauguin, che si era trasferito a Pont-Aven (assieme a Le Pouldu cuore dell’esperienza bretone) dopo la fine del suo sodalizio con Van Gogh. Altri giovani ne seguiranno prontamente le tracce: Paul Sérusier, Maurice Denis, Paul Ranson e altri. Gli stimoli innovativi contaminarono l’intera Europa, senza tralasciare l’Italia, dove sono ben individuabili nell’arte tra gli anni Ottanta dell’Ottocento e i primi decenni del secolo successivo. La si incontra in diversi artisti, o meglio in precise fasi della loro produzione. Sono pittori che in molti casi hanno vissuto a Parigi e che nella capitale francese, o comunque oltralpe, hanno acquisito caratteri e cadenze linguistiche di inequivocabile qualificazione gauguiniana a Pont–Aven. Non a caso la rassegna, oltre alla sezione dedicata ai Nabis e a Gauguin, continua con Gino Rossi e la sua Burano. Rossi, uomo e artista pregno di illuminazioni e di tenebre, “straordinario campo di forze, di polarità, di tensioni, di urgenze e di riflessioni”. E, con lui, il grande Arturo Martini e il gruppo gravitante su Ca’Pesaro. La mostra offre l’idea di un percorso di colore e di emozioni; unitario eppure variegato, fitto di storie che sono diventate leggende. Storie di artisti in fuga, da città, da legami, da loro stessi, in molti casi. Artisti che trovano rifugio in riva al mare, quello potente della Manica o quello dolce e casalingo della Laguna veneziana. Quasi fossero alla ricerca del valore purificatore dell’acqua e degli elementi naturali.

L’ultima parte della rassegna è un grande capitolo dedicato agli eredi di questo universo artistico. Il Sintetismo, calato nella nuova sensibilità borghese e moderna grazie a protagonisti come Paul Sérusier, Émile Bernard, Paul Elie Ranson, Maurice Denis e gli svizzeri Cuno Amiet e Felix Vallotton (presenti in mostra con celebri capolavori), vive una stagione straordinaria anche in Italia: Felice Casorati, Oscar Ghiglia, Cagnaccio di SanPietro, Mario Cavaglieri. Le opere esposte in mostra sono complessivamente un centinaio, molte conosciute, altre da scoprire. www.palazzoroverella.com Protagonisti di questo rinnovamento artistico, che ha la sua nascita tra l’estate e l’autunno del 1888, sono il giovanissimo Emile Bernard e il già maturo Paul Gauguin, che si era trasferito a Pont-Aven (assieme a Le Pouldu cuore dell’esperienza bretone) dopo la fine del suo sodalizio con Van Gogh. Altri giovani ne seguiranno prontamente le tracce: Paul Sérusier, Maurice Denis, Paul Ranson e altri. Gli stimoli innovativi contaminarono l’intera Europa, senza tralasciare l’Italia, dove sono ben individuabili nell’arte tra gli anni Ottanta dell’Ottocento e i primi decenni del secolo successivo. La si incontra in diversi artisti, o meglio in precise fasi della loro produzione. Sono pittori che in molti casi hanno vissuto a Parigi e che nella capitale francese, o comunque oltralpe, hanno acquisito caratteri e cadenze linguistiche di inequivocabile qualificazione gauguiniana a Pont–Aven. Non a caso la rassegna, oltre alla sezione dedicata ai Nabis e a Gauguin, continua con Gino Rossi e la sua Burano. Rossi, uomo e artista pregno di illuminazioni e di tenebre, “straordinario campo di forze, di polarità, di tensioni, di urgenze e di riflessioni”. E, con lui, il grande Arturo Martini e il gruppo gravitante su Ca’Pesaro. La mostra offre l’idea di un percorso di colore e di emozioni; unitario eppure variegato, fitto di storie che sono diventate leggende. Storie di artisti in fuga, da città, da legami, da loro stessi, in molti casi. Artisti che trovano rifugio in riva al mare, quello potente della Manica o quello dolce e casalingo della Laguna veneziana. Quasi fossero alla ricerca del valore purificatore dell’acqua e degli elementi naturali. L’ultima parte della rassegna è un grande capitolo dedicato agli eredi di questo universo artistico. Il Sintetismo, calato nella nuova sensibilità borghese e moderna grazie a protagonisti come Paul Sérusier, Émile Bernard, Paul Elie Ranson, Maurice Denis e gli svizzeri Cuno Amiet e Felix Vallotton (presenti in mostra con celebri capolavori), vive una stagione straordinaria anche in Italia: Felice Casorati, Oscar Ghiglia, Cagnaccio di SanPietro, Mario Cavaglieri. Le opere esposte in mostra sono complessivamente un centinaio, molte conosciute, altre da scoprire. www.palazzoroverella.com

“Fondazioni” settembre-ottobre 2016