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Cultura volano per lo sviluppo

Che il patrimonio culturale del nostro Paese sia una ricchezza da mettere meglio a frutto è un’opinione corrente. E che sia un attrattore turistico in crescita ce lo dicono i dati. L’Osservatorio Nazionale del Turismo segnala che dei 16,9 milioni di turisti che hanno scelto l’Italia lo scorso agosto il 18,8% ha puntato su città d’arte o siti archeologici. È dunque di tutta evidenza che le Fondazioni di origine bancaria, istituzionalmente attente da un lato all’arte e alla cultura dall’altro allo sviluppo dei loro territori, si impegnino a salvaguardare e a valorizzare un bene come il patrimonio artistico culturale, che è il nostro principale giacimento di materie prime preziose! «Riteniamo che la cultura e i giovani siano due fattori fondamentali per la ripresa del nostro Paese – ha detto il presidente dell’Acri, Giuseppe Guzzetti, in occasione dell’uscita del bando fUnder35, finanziato da dieci Fondazioni, che intende sostenere l’impresa culturale giovanile (vedi riquadro) –. Se questa idea funzionerà raggiungeremo due obiettivi: dare speranza alle giovani generazioni impegnate in ambito culturale, che oggi guardano al futuro con apprensione e sconforto e, al contempo, contribuire al rilancio dell’economia del nostro Paese, ripartendo da quel patrimonio ancora oggi sottoutilizzato, che tendiamo a guardare come un costo invece che una risorsa». Peraltro, il mecenatismo e le sponsorizzazioni a favore del patrimonio culturale in Italia sono quasi una “missione impossibile”, afferma in una nota la Fondazione Cesifin Alberto Predieri dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, che ha approfondito il tema in un recente convegno. La faticosa vicenda dell’intervento sul Colosseo sponsorizzato da Della Valle ha dimostrato come da noi sia molto difficile e complesso, per un privato, intervenire nella valorizzazione e nel recupero dei beni culturali, mentre in altri paesi europei non è così; anzi il mecenatismo viene sostenuto e incoraggiato. Nel corso dell’incontro fiorentino, realizzato nell’ambito di un ciclo di eventi dedicati alla gestione della cultura che nasce dalla ventennale collaborazione tra Università di Firenze – Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” e Université de Paris Sud – Faculté de Droit Economie et Gestion “Jean Monnet”, sono stati esaminati i diversi e variegati profili giuridici, economico-finanziari, gestionali e della comunicazione istituzionale del mecenatismo e delle sponsorizzazioni in Italia e nei principali paesi europei. Qui il mecenatismo e le sponsorizzazioni sono incoraggiati con provvedimenti ad hoc e interventi legislativi mirati, «da noi, invece, la vicenda del Colosseo – ha osservato il professor Manlio Frigo dell’Università degli Studi di Milano – è la dimostrazione di quanto sia difficile coniugare intervento pubblico e privato e di come spesso ricorsi anche pretestuosi alle autorità amministrative o giudiziarie abbiano l’effetto di bloccare qualsiasi iniziativa». Ci sono però dei segnali positivi all’orizzonte, ha osservato ancora Frigo, quali «il recentissimo intervento normativo del decreto 5/2012 in tema di semplificazione e sviluppo che, se non altro, ha modificato il Codice dei Contrati pubblici, apportando maggiore chiarezza in tema di disciplina delle procedure per la selezione di sponsor»; così come, ha precisato in una memoria inviata ai lavori il professor Elio Borgonovi dell’Università Bocconi di Milano: «la revisione di un sistema di tassazione che riconoscesse il valore sociale del mecenatismo potrebbe dare slancio a un nuovo rinascimento dell’arte e della cultura». In Francia, ha osservato il professor Luciano Segreto dell’Università di Firenze, che ha introdotto i lavori e fatto un’accurata ricognizione della situazione nei vari paesi analizzati, la svolta si è avuta con due interventi legislativi del 1968, oggi facenti parte delle norme fiscali, noti come leggi Malreaux: «hanno rappresentato lo strumento ideale che ha permesso di arricchire in maniera sostanziale le collezioni pubbliche. Nuovi strumenti di mecenatismo si sono poi affermati dagli anni Ottanta a favore della cultura in generale e delle collezioni pubbliche in particolare. E più recentemente, con una legge del 2002, sono stati introdotti strumenti che incoraggiano le imprese a partecipare al finanziamento di opere di grande rilievo in cambio di favori di carattere fiscale», ha affermato. Anche in Gran Bretagna, il governo intende autorizzare l’arricchimento delle collezioni pubbliche attraverso lo strumento del Cultural Gift Scheme (una sorta di dazione in denaro che alleggerisce l’ammontare delle imposte, comprese le imposte sulle società), aumentando i vantaggi fiscali per i doni di privati e di società, aumentando altresì i vantaggi anche per le donazioni dopo un decesso (con una riduzione delle tasse di successione). Pure le imprese, ha ricordato Segreto, in Gran Bretagna deducono dalle imposte le spese sostenute per la cultura indicandole come costi professionali (pubblicità). In Germania, infine, oltre al finanziamento pubblico della cultura, esistono quattro forme di finanziamento privato. La distinzione è fondata innanzitutto su motivi di contenuto come pure di carattere fiscale e legale, nonostante che, nella messa in pratica, tali forme possano incrociarsi o sovrapporsi. Si tratta di donazioni delle persone private e delle imprese; donazioni da parte di fondazioni; sponsorizzazioni; pubblicità. Queste forme diverse di finanziamento possono essere combinate con fondi pubblici, come nel caso della partnership tra pubblico e privati o del Matching fund: una modalità di cooperazione del settore privato con dei fundraiser privati. In Italia, le erogazioni liberali a favore della cultura, pur previste dalla normativa fiscale fin dal 1986, non hanno ancora trovato modo di raggiungere livelli rilevanti, anche se un apporto importante da sempre lo danno le Fondazioni di origine bancaria. Il bilancio del Ministero dei beni culturali è in progressivo decremento: quello previsionale del 2011 era di 1.425 milioni di euro, pari allo 0,19% del bilancio statale, contro i 1.795 milioni del bilancio consuntivo del 2010, pari allo 0,21%. Nel 2011, secondo il XVII Rapporto dell’A cri, per iniziative a favore di arte, attività e beni culturali, le Fondazioni di origine bancaria hanno deliberato erogazioni per 335,4 milioni di euro, pari al 30,7% del totale da esse erogato. Nelle Fondazioni è ormai radicata la consapevolezza di operare in territori in cui è molto importante la presenza di un ampio patrimonio storico, artistico e culturale. Dunque tra i loro obiettivi primari vi è quello di tutelarlo, valorizzarlo e renderlo fruibile a un pubblico vasto, puntando soprattutto sulle nuove generazioni. Gli interventi di restauro assumono sempre più importanza non solo come attività strategiche per il recupero della memoria, della storia, della tradizione locale e per la valorizzazione dell’intero patrimonio, ma anche per la crescita civile della comunità di riferimento. Il recupero del patrimonio storico e architettonico, soprattutto nei centri storici delle città, è il comparto dove esse concentrano una parte rilevante delle loro risorse, senza tuttavia trascurare tutte quelle altre iniziative che puntano alla riqualificazione sociale, culturale ed economica del territorio, realizzando spesso azioni programmatiche condivise con gli altri attori e istituzioni locali, al fine di ottimizzare costi e raggiungere risultati di eccellenza.    

 

da “Fondazioni” luglio-agosto 2012