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La finanza sarà sostenibile o non sarà

Ancor prima che si diffondesse, a livello planetario, il concetto di sostenibilità, i nostri costituenti, all’articolo 41 della Costituzione, sancita la libertà dell’iniziativa economica privata (comma 1) e individuati i limiti all’interno dei quali essa può svolgersi (comma 2), hanno previsto la necessità/opportunità di orientarne l’azione a fini di interesse generale: “La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali” (comma 3). Va, a onor del vero, precisato che l’originario orientamento dell’azione economica previsto dal comma 3, limitato al solo ambito sociale, è stato nel 2022 integrato con quello ambientale; ma ciò non toglie che fosse già allora chiara, sebbene in nuce, la fondamentale importanza della sostenibilità, così come oggi la intendiamo, dell’azione economica.

Nel corso degli ultimi decenni, i principi di sostenibilità applicati al campo economico e finanziario hanno visto una straordinaria diffusione che, seppur con le recenti battute di arresto connesse all’instabilità geopolitica in atto, non sembra possano essere assolutamente archiviati. Anzi, con ogni probabilità, superata questa fase, ritroveranno rinnovato slancio. In questo ambito, le Fondazioni, di origine bancaria e non, e più in generale, gli investitori istituzionali, hanno svolto un’azione di traino e propulsione, sia sul piano dell’adozione di approcci di finanza sostenibile nella gestione dei propri patrimoni, che di sensibilizzazione e stimolo culturale nei confronti dei diretti interlocutori e del pubblico in generale.

Al di là dei differenti approcci tecnici (esclusioni, best in class, engagement, impact investing, ecc.), la finanza sostenibile non rappresenta più una nicchia di mercato su cui si cimentano menti illuminate dal lato della domanda e brillanti gestori finanziari dal lato dell’offerta. Il progressivo diffondersi della sensibilità dei consumatori verso tematiche di sostenibilità che ne modifica gli stili di consumo, unitamente a normative nazionali e internazionali che regolamentano l’attività economica nel rispetto di tali principi, rende non più conveniente, se non impossibile, collocare l’attività economica al di fuori di questo perimetro. In un tale contesto, gli investimenti non potranno che progressivamente orientarsi verso attività economiche che rispettino i principi di sostenibilità o che, ancor di più, ne facciano un fattore di vantaggio competitivo. La finanza sostenibile non rappresenta più, o, per meglio dire, non rappresenterà più, in un orizzonte temporale di medio termine, una semplice opzione, ma diverrà una condizione necessaria, seppur non sufficiente, per la sostenibilità economica delle attività produttive.

Ancora una volta, la nostra Costituzione ha dato prova della sua solidità e della sua lungimiranza. Ha indicato il sentiero che, seppur ancora lungo e disseminato di ostacoli, non può che essere percorso. Quando si giungerà alla meta, si potrà abbandonare l’aggettivo sostenibile perché, a quel punto del cammino, la finanza sarà sostenibile o non sarà!

Dalla rivista fondazioni giugno 2026