Skip to main content

“Soli Mai”, quando alla solitudine risponde la comunità

«La solitudine è in tutte le città, in tante case e, soprattutto, affligge gli anziani, quegli anziani che, dopo una vita piena si ritrovano soli per tante e diverse ragioni. Vorrei incoraggiare chi ha tempo e voglia di fare qualcosa di buono, a intercettare queste situazioni e portare aiuto, perché ci vuole davvero poco per combattere la solitudine e sostenere chi non ha sufficienti mezzi per farcela da solo».

A dirlo è Vincenzo Recchi, fiorentino classe 1936. Novant’anni quasi compiuti, e un ruolo che forse non ci si aspetterebbe: non è tra i beneficiari di un progetto contro la solitudine degli anziani, ma tra i suoi volontari più attivi. Da circa tre anni Vincenzo partecipa a “Soli Mai. Una rete contro la solitudine”, l’iniziativa promossa da Fondazione Montedomini e sostenuta da Fondazione CR Firenze che si propone di contrastare la solitudine e l’isolamento sociale delle persone anziane. «Ho tanto tempo libero e tanta voglia di fare – racconta –; quando anni fa sono venuto a conoscenza di questa iniziativa, ho voluto parteciparvi perché penso di avere tanto ancora da dare e c’è chi invece ha bisogno di ricevere. Vado a casa delle persone sole per fare compagnia, chiacchierare, passare un po’ di tempo insieme».

Tra queste c’è anche una signora di 85 anni che Vincenzo visita regolarmente, un incontro tra due generazioni di anziani che dimostra come, anche in età avanzata, sia possibile prendersi cura degli altri. «Con la signora che io chiamo “signorina” perché è più giovane di me e mi ritengo suo fratello maggiore, è nato un bellissimo rapporto di amicizia che dura da tempo. Trascorriamo ore a chiacchierare e a raccontare reciprocamente le nostre esperienze di vita, trovando sempre tanti elementi comuni oppure imparando cose nuove: non si finisce mai di conoscere e scoprire gli altri».

Soli Mai nasce nel 2016 per offrire supporto gratuito alle centinaia di famiglie che vogliono migliorare le qualità della vita dei propri familiari. «L’idea del progetto venne osservando i dati sull’area fiorentina, che mostravano un’alta percentuale di anziani soli nelle proprie case». Spiega Luigi Paccosi, ideatore del progetto e già presidente della Fondazione Montedomini, una realtà non profit che sostiene progetti sociali rivolti a persone fragili. «Avendo constatato il numero così elevato di anziani soli, decidemmo di raggiungerli proprio nelle loro case spesso difficili da lasciare per motivi di salute, barriere architettoniche o di timori e incertezze».

Il progetto ha quindi coinvolto diverse associazioni di volontariato, tra cui Misericordia di Firenze, Auser, Caritas e AVO, con l’obiettivo di abbinare un volontario a un anziano per incoraggiare momenti di compagnia settimanali. «Una chiacchierata, una passeggiata, una partita a carte o la spesa insieme. Tutti momenti di relazione e di distrazione molto importanti per un anziano solo» racconta Paccosi. Grazie a una rete territoriale che coinvolge associazioni di volontariato e servizi sociali, vengono individuati e segnalati gli anziani che vivono situazioni di solitudine.

Le richieste arrivano attraverso il sito dedicato, il passaparola, la stampa e le campagne di comunicazione promosse dal progetto. «Prima di ogni “abbinamento” ovvero il formarsi della coppia volontario-anziano – prosegue – viene effettuata una verifica della situazione per conoscere in che tipo di ambiente si muove l’anziano e quali sono le sue esigenze. Poi si procede con la conoscenza più approfondita delle persone coinvolte che verranno affiancate anche sulla base di elementi caratteriali comuni, esperienze di vita simili, condivisione di idee e opinioni».

Il primo incontro «avviene in casa, quindi nell’ambiente domestico della persona anziana – prosegue Paccosi – alla presenza anche di referenti della Fondazione che si accertano che la coppia volontario-anziano sia ben assortita e che le due persone possano incominciare un rapporto, una relazione amicale». Succede quasi sempre che si instauri un buon feeling «ma può capitare che non ci sia una buona alchimia. In quel caso, ed è successo, l’abbinamento non ha funzionato e dunque proviamo a formare altre coppie».

«Il profilo più diffuso dei volontari è quello dei neopensionati tra i 55 e i 65 anni, persone che si ritrovano con più tempo libero e scelgono di dedicarlo a un’attività di solidarietà». Interviene Elisabetta Vivoli, membro del consiglio di gestione della Fondazione Montedomini e coordinatore del progetto. «Non mancano però casi diversi: alcuni volontari sono ancora lavoratori e talvolta anche più anziani delle persone che vanno a trovare, come il caso del signor Vincenzo».

“Crediamo nel potere generativo della bellezza.
Eravamo decisi nel voler dare ai nostri giovani e a tutta la comunità
un polo socio-educativo all’avanguardia, attrattivo e innovativo” 

Negli ultimi anni la Fondazione Montedomini sta cercando di coinvolgere sempre più giovani, perché l’incontro tra generazioni crea dinamiche particolarmente ricche: «Gli anziani tendono a condividere esperienze e saperi – spiega Vivoli – mentre i volontari trovano nello scambio un’occasione di ascolto, relazione e crescita personale». A questo fine, il progetto sta preparando una nuova campagna di comunicazione, finalizzata proprio a dare nuovo slancio all’iniziativa e a incoraggiare le generazioni più giovani a partecipare.

«L’obiettivo principale – spiega la referente del progetto – è coinvolgere più giovani nel volontariato, valorizzando il rapporto speciale che può nascere tra generazioni diverse: con i ragazzi, infatti, gli anziani tendono a condividere storie, esperienze e consigli, creando uno scambio fertile e spontaneo». «A oggi – racconta Vivoli – le coppie volontario-anziano attive sono venti. Un numero che speriamo cresca visto che, proprio in questi primi mesi del 2026, abbiamo ricevuto tante richieste di potenziali volontari.

In passato, dal 2016 al 2020, i numeri del progetto erano ben maggiori, purtroppo il Covid ha determinato una battuta d’arresto importante per il progetto e ancora ne stiamo pagando le conseguenze». Durante gli anni della pandemia infatti il progetto ha inevitabilmente dovuto cambiare i suoi meccanismi: molte “amicizie” che si erano create sono proseguite telefonicamente ma chiaramente sono cambiati gli equilibri e le relazioni esistenti si sono indebolite. «Il Covid ci ha lasciato in eredità una certa prudenza da parte degli anziani ad aprire le proprie porte e far entrare persone in casa. Dal 2023 però il progetto ha ripreso il suo cammino: nuovi volontari si stanno avvicinando e alcune relazioni, nate anni fa, continuano ancora oggi, segno che, nonostante la crisi, l’energia e il valore umano di queste piccole reti restano una linfa vitale per la comunità».

L’idea del progetto venne osservando i dati sull’area fiorentina, che mostravano
un’alta percentuale di anziani soli nelle proprie case”

Secondo i promotori, l’esperienza di “Soli Mai” potrebbe essere replicata anche in altri territori, soprattutto nelle grandi città dove la solitudine degli anziani è sempre più diffusa e rappresenta una vera e propria piaga sociale. «Si tratta infatti di un volontariato semplice, che richiede anche solo un’ora o due alla settimana e può coinvolgere persone molto diverse tra loro» sottolinea Luigi Paccosi. «Ciò che conta davvero è la disponibilità a dedicare un po’ di tempo a una relazione, insieme a una rete di associazioni capace di far incontrare volontari e anziani e accompagnare nel tempo queste piccole, ma preziose, storie di vicinanza».

«La solitudine degli anziani è una delle fragilità sociali più profonde e spesso più invisibili delle nostre comunità – afferma Bernabò Bocca, presidente di Fondazione CR Firenze –. Questo progetto ci ricorda che anche un gesto semplice, come dedicare tempo, ascolto e presenza, può fare una differenza concreta nella vita di una persona. Come Fondazione CR Firenze sosteniamo con convinzione “Soli Mai” perché mette al centro la dignità delle relazioni umane e rafforza quel senso di comunità di cui oggi abbiamo sempre più bisogno. Il suo grande valore sta nella capacità di creare legami tra generazioni diverse, trasformando il volontariato in un’esperienza di reciproca crescita». «A volte si pensa che servano grandi cose per essere utili», conclude Vincenzo. «In realtà basta esserci. Anche solo sedersi, ascoltare, raccontare un pezzo della propria vita. Per chi è solo può significare molto più di quanto immaginiamo».

Soli Mai, stare in compagnia è la medicina

 

“Soli Mai – Una rete contro la solitudine” è un progetto di prossimità nato a Firenze nel 2016 per rafforzare le relazioni sociali delle persone anziane che vivono sole. L’iniziativa, promossa da Fondazione Montedomini con il sostegno di Fondazione CR Firenze, si basa su un’idea semplice: creare legami stabili tra cittadini volontari e anziani del territorio, favorendo incontri regolari e momenti di condivisione nella quotidianità.
Il cuore del progetto è l’abbinamento tra volontario e anziano, costruito con attenzione sulla base delle caratteristiche personali, degli interessi e delle esperienze di vita. Prima dell’inizio degli incontri viene svolta una fase di conoscenza e valutazione delle situazioni, così da favorire relazioni autentiche e durature. I volontari vengono inoltre accompagnati e supportati nel tempo dalla rete di associazioni coinvolte, che garantisce coordinamento e continuità.

“Soli Mai” si fonda su una collaborazione ampia tra realtà del Terzo settore e servizi sociali cittadini, che segnalano le situazioni di maggiore fragilità e contribuiscono a costruire una rete di sostegno diffusa sul territorio. Le attività non hanno una forma prestabilita: possono essere una visita a domicilio, una passeggiata, una commissione fatta insieme o semplicemente del tempo trascorso a parlare.

L’obiettivo è favorire relazioni significative e contrastare l’isolamento attraverso una presenza costante e discreta. Un modello di volontariato leggero ma strutturato, capace di valorizzare il tempo e la disponibilità dei cittadini trasformandoli in una risorsa concreta per la comunità.

Dalla rivista Fondazioni gennaio – marzo 2026