Testimonianza di Emanuela Luppi
per Fondazioni marzo 2026
Emanuela Luppi è presidente dell’Associazione G.P. Vecchi, che gestisce Ca’ Nostra a Modena, una comunità familiare per persone con demenza che unisce cura quotidiana, socialità e attività personalizzate
Ca’ Nostra è una comunità familiare per persone con demenza che nasce a Modena con l’obiettivo di offrire una risposta diversa rispetto ai modelli tradizionali di assistenza. L’idea di fondo è semplice ma radicale: costruire un luogo che assomigli il più possibile a una casa, dove le persone possano continuare a vivere una quotidianità fatta di relazioni, attività e autonomia, pur in presenza della malattia. Il progetto si rivolge a persone con demenza in una fase iniziale o intermedia, che non possono più vivere completamente da sole ma per le quali l’ingresso in una struttura residenziale tradizionale risulterebbe prematuro o non adeguato. L’obiettivo è quello di ritardare il più possibile l’istituzionalizzazione, offrendo un contesto accogliente e familiare.
La casa ospita un numero limitato di persone, per garantire un ambiente raccolto e relazioni più strette. La giornata è organizzata in modo flessibile, seguendo i ritmi e le abitudini degli ospiti. Le attività quotidiane – cucinare, apparecchiare, riordinare, prendersi cura degli spazi – diventano parte integrante del percorso di cura, contribuendo a mantenere attive le capacità residue e a rafforzare il senso di identità.
“Interventi specifici di orientamento e tutoring si sono già dimostrati efficaci nell’aumentare il numero di studenti con background migratorio in licei e istituti tecnici, riducendo così il divario con gli alunni di cittadinanza italiana”
Un elemento centrale è la relazione con i familiari, che non vengono esclusi ma coinvolti attivamente. La comunità diventa uno spazio condiviso, in cui operatori, ospiti e famiglie costruiscono insieme un equilibrio possibile tra cura e vita quotidiana. Il modello si basa su un approccio personalizzato, che tiene conto della storia, delle abitudini e delle preferenze di ciascuna persona. Non esiste un programma standard, ma un percorso che si adatta nel tempo, accompagnando i cambiamenti legati alla malattia.
Accanto alla dimensione domestica, c’è una forte attenzione alla socialità e all’apertura verso l’esterno. La casa non è un luogo chiuso, ma un punto di riferimento per il quartiere, in relazione con il territorio e con le realtà associative. Esperienze come Ca’ Nostra mostrano come sia possibile immaginare forme di assistenza diverse, più attente alla qualità della vita e alla dignità delle persone. Non si tratta solo di fornire servizi, ma di costruire contesti in cui la cura sia parte della vita e non la sua negazione.
Dalla rivista Fondazioni gennaio – marzo 2026




