Testimonianza di Massimo Giusti
per Fondazioni giugno 2026
Massimo Giusti è cooperatore sociale, esperto di Terzo settore e finanza a impatto. Ha ricoperto ruoli apicali nel mondo del Terzo settore e delle Fondazioni di origine bancaria. Attualmente è presidente e ad di Sefea Impact SGR, presidente del Forum per la Finanza Sostenibile e segretario generale della Fondazione ONC.
Nella finanza d’impatto rendimento e valore sociale o ambientale devono andare di pari passo: anche l’operazione più redditizia non viene presa in considerazione se non genera risultati misurabili; allo stesso modo, se manca la sostenibilità economica, l’investimento non viene realizzato. Per questo la valutazione economica e quella sociale procedono insieme. I risultati vengono monitorati nel tempo, ma anche la parte economica deve stare in piedi: deve reggere il bilancio della SGR e deve reggere la gestione del fondo.
Sefea Impact è una SGR che gestisce fondi chiusi di venture capital con una strategia di impact investing. Nasce nel 2018 per volontà di Fondazione Con il Sud, che ancora oggi è il principale azionista. La sua caratteristica principale la rende unica in Italia: per statuto, la maggioranza dei soci della SGR deve essere composta da soggetti non profit e multi-stakeholder, con almeno un soggetto di Terzo settore. Tecnicamente la SGR è una Spa, ma è governata da soci che non hanno uno scopo speculativo e che puntano a implementare l’impatto generato dalle iniziative sostenute. Sefea non effettua erogazioni a fondo perduto: i sottoscrittori, tra cui molte fondazioni di origine bancaria e fondi istituzionali, si aspettano di rientrare del capitale e di avere una remunerazione, anche se contenuta, ma soprattutto puntano a creare un reale impatto nel Paese.
“La funzione della finanza d’impatto è rendere possibile la crescita di imprese che producono valore economico e impatto sociale o ambientale misurabile. Senza cultura, governance e strumenti adeguati, questo approccio rischia di restare marginale”
Un esempio concreto sono le esperienze di workers buyout, come il Birrificio di Messina. Dopo l’acquisizione da parte di una multinazionale che non voleva sviluppare il marchio, 15 maestri birrai hanno deciso di mettersi insieme, investendo il proprio Tfr, trasformandosi da dipendenti a proprietari. Hanno dato vita a una cooperativa che era però un soggetto non bancabile. Qui è intervenuta Sefea, un investitore “paziente”, che è entrato come socio finanziatore. Così il marchio è rinato, gli occupati sono aumentati e oggi un colosso mondiale nel settore si fa imbottigliare la birra dal Birrificio di Messina.
L’impatto si vede nelle tante imprese sostenute. Una cooperativa agricola, ad esempio, è stata finanziata per un piano di investimento che prevedeva l’efficientamento energetico e l’ammodernamento di uno stabilimento nel Mezzogiorno. Quell’investimento non ha prodotto solo un impatto ambientale: ha permesso di mantenere attività e lavoro in un territorio dove la chiusura dello stabilimento avrebbe avuto conseguenze anche sugli agricoltori della zona.
Un altro esempio riguarda una cooperativa di inserimento lavorativo che si occupa di recupero delle imposte locali. Per partecipare alle gare con gli enti pubblici serviva una soglia di capitale sociale che la cooperativa non aveva. Il capitale paziente investito da Sefea le ha consentito di raggiungere quella soglia, ampliare il proprio mercato e continuare a fare inserimento lavorativo di persone svantaggiate, in particolare disabili fisici.
È qui che la finanza d’impatto mostra la sua funzione: non finanziare genericamente attività positive, ma rendere possibile la crescita di imprese che producono valore economico e impatto sociale o ambientale misurabile. Senza cultura, governance e strumenti adeguati, questo approccio rischia di restare marginale; quando invece entra nella struttura stessa dell’investimento, può contribuire a orientare risorse verso imprese capaci di generare sviluppo e coesione nei territori.
Dalla rivista Fondazioni giugno 2026




