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Lo sviluppo sostenibile è una necessità, non una scelta

Collaborazione globale, solidarietà, partecipazione di tutti i paesi, dialogo con i territori, creatività delle giovani generazioni: sono questi gli elementi che la rendono ottimista sulla possibilità di vincere la sfida dello sviluppo sostenibile. Cristina Colaiacovo è la presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia e, dallo scorso anno, guida la Commissione per lo Sviluppo sostenibile di Acri. L’abbiamo intervistata.

Presidente, partiamo dalla definizione, cosa significa “sviluppo sostenibile”? Esistono molte definizioni di sviluppo sostenibile; forse, possiamo considerare come principale punto di riferimento quella contenuta nel rapporto Brundtland, elaborato nel 1987 dalla Commissione mondiale sull’ambiente istituita dalle Nazioni Unite. In occasione di tale incontro si affermò che “lo sviluppo sostenibile, lungi dall’essere una definitiva condizione di armonia, è piuttosto un processo di cambiamento tale per cui lo sfruttamento delle risorse, la direzione degli investimenti, l’orientamento dello sviluppo tecnologico e i cambiamenti istituzionali siano resi coerenti con i bisogni futuri oltre che con gli attuali”.

Al fine di soddisfare i bisogni delle attuali generazioni e di evitare di compromettere la capacità delle future di soddisfare i propri, il processo di sostenibilità lega in un rapporto di interdipendenza la tutela e la valorizzazione delle risorse naturali, intesa come capacità di mantenerne la qualità e la riproducibilità, alla dimensione economica – dunque alla possibilità di generare reddito compatibilmente con il rispetto della dignità umana – nonché a quella sociale, ovvero all’opportunità di garantire condizioni di benessere umano, nelle sue molteplici forme, che riguardano la salute, la giustizia e l’istruzione. Se vogliamo, non si tratta di altro se non di affermare il principio di uguaglianza generazionale.

Qual è lo scenario nel nostro Paese rispetto a questo tema? Quanto è conosciuto e quanto la sostenibilità indirizza realmente le scelte dei cittadini e delle imprese? L’Italia ha svolto un ruolo di primo piano nella definizione delle politiche internazionali di sostenibilità, ricoprendo la vice-presidenza del Comitato preparatorio della Conferenza Rio+20, partecipando attivamente al Gruppo di Lavoro sugli SDGs e, infine, svolgendo un’azione di leadership particolarmente efficace durante il semestre di presidenza dell’UE nella seconda metà del 2014. Nel 2016 è stata inoltre creata ASviS, l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo sostenibile, chiamata a svolgere un ruolo di collettore sociale per sensibilizzare e diffondere la conoscenza sulla sostenibilità, nonché per supportare le istituzioni nell’implementazione degli obiettivi e dei target dell’Agenda 2030.

Nonostante i numerosi propositi, l’introduzione di politiche strutturate sulla sostenibilità resta ancora, nel nostro Paese, un traguardo di lungo periodo, poiché l’Italia risente ancora delle ripercussioni della recente crisi finanziaria e si caratterizza per la presenza di modelli tradizionali di produzione, basati ancora su un approccio settoriale. Direi che ci sono luci ed ombre anche per quanto riguarda i comportamenti sostenibili dei cittadini. I risultati di una indagine di Altroconsumo, realizzata a febbraio 2022 insieme alle organizzazioni di consumatori di altri 13 paesi, ha analizzato cinque ambiti – alimentazione, viaggi e mobilità, acqua ed energia domestica, gestione dei rifiuti, acquisto di prodotti e servizi –, posizionano l’Italia al sesto posto della classifica, con dati molto positivi nel campo della difesa dell’ambiente, dell’alimentazione e degli acquisti, ma rilevando una grande carenza di attenzione sul tema della mobilità.

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Il processo di sostenibilità lega in un rapporto
di interdipendenza la tutela e la valorizzazione
delle risorse naturali, intesa come capacità
di mantenerne la qualità e la riproducibilità,
alla dimensione economica

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La pandemia che impatto ha avuto: ne ha rallentato la diffusione o l’ha accelerata? È evidente che l’emergenza sanitaria ha esacerbato alcune debolezze strutturali di vecchia data, ponendo in luce i limiti e le fragilità del nostro sistema produttivo, sanitario e scolastico. Molti obiettivi di sviluppo sostenibile sono stati colpiti duramente, in particolare, quelli di carattere sociale ed economico. D’altra parte, con la riduzione delle attività economiche, i benefici ambientali sono stati invece significativi, ma sono destinati ad avere un carattere momentaneo se non integrati in un percorso consapevole nel lungo periodo. Analogamente, ritengo che il collegamento diretto tra la condizione di salute del pianeta e quella delle persone si sia rafforzato notevolmente nel corso della crisi, sia nel lockdown sia successivamente, ma questo rafforzamento per consolidarsi necessita di una seria rimeditazione degli strumenti e delle politiche che devono orientare trasversalmente e ad ampio spettro gli interventi in ciascun settore.

 Qual è il ruolo delle Fondazioni di origine bancaria in questo scenario? Nello scenario profondamente trasformativo che stiamo vivendo, le Fondazioni già rivestono, con la propria legge istitutiva, un ruolo chiave nello sviluppo sociale ed economico dei territori e possono senz’altro proseguire con sempre maggiore consapevolezza nel loro prezioso ruolo di motore sociale, contribuendo al raggiungimento degli obiettivi di Sviluppo sostenibile. Difatti, è proprio nell’Agenda 2030 che le Fondazioni hanno trovato un nuovo e ulteriore supporto per orientarsi nella propria attività, che può pertanto arricchirsi di nuovi stimoli e obiettivi.

Oltre all’azione diretta, realizzata strutturando e partecipando con progetti propri all’implementazione dei principi di sostenibilità, le Fondazioni, anche grazie all’attività della Commissione Sviluppo Sostenibile di Acri, stanno consolidando una propria posizione comune sul tema della sostenibilità, volta a rafforzare il loro dialogo con gli stakeholder del territorio – Enti locali e Pubbliche amministrazioni, scuole, famiglie ed Enti del Terzo  settore – mediante iniziative di sistema ad alto impatto socio-economico.

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Le Fondazioni realizzano progetti
che esercitano uno straordinario effetto di lungo periodo sui territori,
abbracciando un’ampia gamma di azioni sia in campo sociale,
sia nell’ambito della sostenibilità ambientale,
richiedendo studi e analisi in termini di
utilizzo di materiali alternativi e tecniche di costruzione a risparmio energetico

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Ci può fare qualche esempio virtuoso di attività delle Fondazioni in questo ambito? Per fare alcuni buoni esempi di iniziative che hanno coinvolto un gruppo ampio di Fondazioni, ricordo i progetti Ager e Filiera Futura, che si propongono di stimolare un positivo effetto sul sistema agro-alimentare nazionale, certamente un settore sensibile per quanto riguarda l’inquinamento, promuovendo la sostenibilità nei singoli territori di riferimento delle Fondazioni e creando importanti sinergie attraverso lo stimolo alla ricerca. Pensiamo poi ai tanti progetti di housing sociale, interventi che esercitano uno straordinario effetto di lungo periodo sui territori, abbracciando un’ampia gamma di azioni sia in campo sociale, sia nell’ambito della sostenibilità ambientale, richiedendo studi e analisi in termini di utilizzo di materiali alternativi e tecniche di costruzione a risparmio energetico. I

n tema di welfare, le Fondazioni sono costantemente impegnate in progettualità assai diversificate, che spesso interessano trasversalmente la riqualificazione urbana, l’assistenza sociale, l’istruzione, gli interventi nell’ambito dell’arte e delle attività e beni culturali. Nell’impossibilità di dare conto in questo spazio di tutte le iniziative intraprese, da Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia cito l’ambizioso traguardo che ci siamo posti con il bando “Cultura, cura e inclusione” inserito nella programmazione 2022. Pensato e progettato per rispondere a livello locale ad una delle sfide al centro dei programmi delle Istituzioni internazionali, ovvero l’undicesimo obiettivo di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite “Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, resilienti e sostenibili”, il bando è finalizzato a sollecitare la collaborazione tra soggetti pubblici e privati e le associazioni del Terzo settore su progetti condivisi per “creare” spazi di vita in grado di riattivare cultura, legami e socialità nelle periferie e nei centri storici.

 

 Dal 2021, lei guida la Commissione Acri sullo Sviluppo sostenibile. Come valuta questa esperienza? Su cosa vi state concentrando? La Commissione per lo Sviluppo sostenibile nasce dall’idea che il rapporto fra uomo e ambiente debba concentrarsi non solo sul “cosa fare” ma anche su “come fare” affinchè gli obiettivi di sviluppo sostenibile possano essere perseguiti. Il nostro compito è quello di indicare orientamenti e di condividere esperienze che consentano alle Fondazioni di creare una vera e propria rete di buone pratiche della sostenibilità, individuando le aree più significative e trasversali sulle quali la Commissione possa focalizzarsi, come già evidenziato, per elaborare un piano comune di azione da implementare nei rispettivi territori. È stato molto utile il questionario messo a punto dalla Commissione per conseguire una panoramica sullo stato delle Fondazioni in tema di Sviluppo sostenibile, al fine di orientare nel modo più consapevole ed efficace possibile la propria futura attività. Più della metà delle Fondazioni che hanno risposto dichiarano di avere conoscenze sufficienti in tema di sostenibilità, e ciò induce a ritenere che potrebbero essere utili percorsi di approfondimento per migliorare le informazioni possedute.

Sul piano operativo, e dunque delle competenze, si rivelano invece maggiori criticità: alcune Fondazioni, pur in presenza di conoscenze sufficienti alla creazione, monitoraggio e supporto dei percorsi di sostenibilità, ritengono di non possedere al proprio interno competenze molto specializzate. Quanto alle iniziative in corso, posso fare cenno a un importante progetto che vede coinvolta la Commissione nel settore delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), scelte come ambito di intervento per una nuova iniziativa di sistema che è stata pensata come un percorso articolato da una parte in attività seminariali e di divulgazione, dall’altra in attività più operative che potranno culminare nel supporto alla costituzione di nuove CER nel Paese. Per quanto riguarda il mio incarico alla Presidenza, del quale sono particolarmente onorata, sicuramente richiede molto impegno, ma si sta rivelando un’esperienza professionale ricca di risultati importanti che vivo con passione ed entusiasmo, supportata da una squadra di grandi professionisti.  

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I giovani non solo sono sempre più informati e sensibili
verso le tematiche ambientali esociali,
ma sono coloro che davvero possono
dare il via a uncambiamento rivoluzionario

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L’Onu ha fissato al 2030 il traguardo per il raggiungimento dei suoi 17 Obiettivi per lo sviluppo sostenibile. Mancano poco più di 7 anni. È ottimista riguardo al loro raggiungimento? Il messaggio che si evince dal Rapporto sullo stato di avanzamento verso gli SGDs pubblicato ad aprile 2022 dall’ Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) è che ci sono molte aree critiche e che sono necessarie politiche e azioni più forti ed incisive. Stando ai dati disponibili, finora l’area dei Paesi Ocse ha raggiunto, nel suo insieme, 10 dei 112 target “per i quali è possibile valutare le prestazioni”, ed è considerata vicina ad altri 18 – principalmente quelli relativi alla garanzia dei bisogni di base e all’attuazione di strumenti e quadri politici -, ma restano ancora molte aree critiche, tra cui disuguaglianze, biodiversità, clima, istituzioni. Certamente non ci possiamo permettere di perdere tempo, ma per natura tendo ad essere ottimista. Credo che attraverso una collaborazione globale per lo sviluppo sostenibile, basata su uno spirito di rafforzata solidarietà, concentrato in particolare sui bisogni dei più poveri e dei più vulnerabili e con la partecipazione di tutti i paesi, di tutte le parti in causa e anche delle singole persone, possiamo riuscire a vincere questa sfida.

Il tema della sostenibilità ha fatto breccia soprattutto tra le nuove generazioni. Se dovesse dare un consiglio a un giovane che vuole impegnarsi in questo campo, cosa gli direbbe? Come testimoniano le varie manifestazioni ed iniziative organizzate a livello internazionale, i giovani non solo sono sempre più informati e sensibili verso le tematiche ambientali e sociali, ma sono coloro che davvero possono dare il via a un cambiamento rivoluzionario. Ne sono convinta per diverse ragioni, che risiedono innanzitutto nel fatto che sono nati immersi in anni sfidanti, e quindi sono allenati alla crisi, e poi per le caratteristiche tipiche delle giovani generazioni, in particolare l’apertura nei confronti del futuro e quella creatività che consente di pensare al di fuori degli schemi e di trovare soluzioni nuove a problemi apparentemente irrisolvibili. Credo che il tema trasversale dell’educazione e dell’istruzione sia fondamentale in uno scenario in cui la sostenibilità non è più una scelta ma una necessità. Come prima cosa consiglierei dunque ai nostri giovani di adottare una vera cultura della sostenibilità, non solo nella vita quotidiana, ma investendo sulla propria formazione per sviluppare le competenze professionali necessarie ad affrontare anche un futuro lavorativo più sostenibile. Insomma, senza alcuna retorica, mi sentirei di dire ai giovani che o il futuro “è sostenibile” oppure “non è”.

 

Dal numero marzo – aprile della rivista Fondazioni, leggilo intero qui