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Sardegna: l’isola delle torri

A cent’anni dalla nascita del padre dell’archeologia sarda, Giovanni Lilliu, dalla terra del Mont’e Prama, a Cabras, nella Sardegna centro-occidentale, si levano i Giganti. Nella primavera scorsa sono stati infatti rinvenuti altri due esemplari, in particolare buono stato, di sculture nuragiche in arenaria gessosa locale, con un’altezza che varia tra i 2 e i 2,5 metri e una datazione oscillante fra il IX e il X secolo a.C.: probabilmente le più antiche statue a tutto tondo, dopo le sculture egizie, dell’intero bacino del Medi – terraneo. Spezzati in numerosi frammenti, gli altri Giganti del Mont’e Prama (complessivamente sono 38) erano stati trovati casualmente in un campo nel marzo del 1974 e portati fuori con quattro campagne di scavo, effettuate tra il 1975 e il 1979. Ricomposti, presso i locali del Centro di restauro e conservazione dei beni culturali di Li Punti a Sassari, dai restauratori del Centro di Conservazione Archeologica di Roma, sotto il coordinamento della Soprintendenza per i Beni Archeologici per le province di Sassari e Nuoro, in collaborazione con quella per le province di Cagliari e Oristano, sono in parte esposti a Cabras e a Cagliari.

Oggi una tecnologia innovativa messa a punto dal “CSR4” di Pula, il Centro di ricerca, sviluppo e studi superiori della Sardegna, fondato nel 1990 per favorire le scoperte high-tech, consente di vederli riprodotti in 3D al Museo Nazionale Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini”, fino al 21 marzo 2015, in occasione dell’importante mostra “L’isola delle torri. Giovanni Lilliu e la Sardegna nuragica”, portata a Roma, dopo l’esposizione a Cagliari tra marzo e settembre 2014, grazie al fondamentale contributo, fra gli altri, della Fondazione Banco di Sardegna e sotto l’egida della Direzione Regionale per i beni culturali e paesaggistici della Sardegna e della Direzione Generale per le Antichità del MiBACT. La mostra si sviluppa lungo tre fili conduttori – il metallo, l’acqua e la pietra – proponendo al pubblico oltre mille reperti inediti, o poco conosciuti, utili a comprendere gli aspetti fondamentali della civiltà nuragica: l’architettura, il mondo del sacro e quello funerario, le tecnologie costruttive (in particolare quelle idrauliche), la società, l’economia, il territorio, la metallotecnica, l’arte. Emerge l’immagine di una Sardegna nuragica dinamica, aperta verso l’esterno, da cui recepisce e rielabora, in un linguaggio originale, prestiti culturali e tecnologici, innestandoli nel solco di una tradizione solida e ricca. I manufatti ritrovati in Sardegna, e quelli di fattura nuragica arrivati nelle ricche tombe di esponenti delle aristocrazie italiche, sono gli indicatori di scambi commerciali e culturali che percorrono il Mediterraneo sulla scia di antiche rotte mai abbandonate.

Ma perché “L’isola delle torri”? In Sardegna ce ne sono oltre ottomila e ne caratterizzano il paesaggio. Già nel 1884 Charles Edwardes osservava che: «Sia che ci trovassimo fra i boschi, oppure mentre ci si muoveva lungo un acquitrino prosciugato, oppure ancora ci si arrampicava su un altro spartiacque, si passava ogni tanto di fronte a una costruzione simile a una torre di guardia costiera o a un mulino a vento con la sommità mozzata. Il viaggiatore che non si fosse preventivamente informato su questo tipo di edifici sarebbe rimasto fortemente impressionato. Questi, si sarà compreso, sono i famosi nuraghi della Sardegna…». La mostra è anche un omaggio a un altro simbolo dell’isola: il “sardus pater” Giovanni Lilliu, a cui, il 13 marzo 2015, sarà dedicata una giornata di studi in occasione del centenario della nascita. È lui l’archeologo, l’intellettuale, il sardo che, con la sua instancabile attività di studioso e di divulgatore, ha portato all’attenzione della Sardegna e del mondo la “civiltà nuragica”.

 

da “Fondazioni” gennaio-febbraio 2015